

6. Le origini etico-politiche della rivoluzione inglese.

Da: G. M. Trevelyan, Storia della societ inglese, Einaudi,
Torino, 1965.

La storiografia liberale britannica ha dato un'interpretazione di
tipo etico-politico della rivoluzione inglese, affermando che la
rivolta del parlamento contro il sovrano fu determinata non da
motivazioni economico-sociali, ma da aspirazioni politiche e
religiose. Sostenitore di tale tesi  George Macaulay Trevelyan,
il quale non disconosce l'importanza delle trasformazioni
economiche e sociali, ma ritiene che esse abbiano inciso solo
parzialmente sugli orientamenti politici. Secondo lo storico
britannico la guerra civile non fu una guerra sociale, ma una
lotta in cui le parti si dividevano secondo le loro tendenze
politiche e religiose, e seguendo una linea di frattura che
corrispondeva all'ingrosso e con molte eccezioni personali, a
certe divisioni di natura sociale.

La rivoluzione cromwelliana non fu, nelle sue cause e nei suoi
motivi, sociale ed economica; fu il risultato di pensamenti e di
aspirazioni politiche e religiose diffuse tra gente che non aveva
in animo di riformare la societ o di ridistribuire la ricchezza.
Certo, la scelta di una parte piuttosto che di un'altra in materia
politica e religiosa era, in certi casi e fino ad un certo segno,
determinata dalle circostanze sociali ed economiche; ma di ci le
persone interessate erano coscienti solo a met. I Lords e i
gentiluomini stavano piuttosto dalla parte del re, gli yeomen
[un'ampia fascia di popolazione composta da piccoli proprietari
terrieri non appartenenti alla nobilt] e i borghesi piuttosto da
quella del Parlamento; e ci stava, cosa ancor pi importante, la
citt di Londra. Ma ogni classe, si pu dire, in citt e in
campagna, era divisa. [...].
La guerra civile di Carlo e di Cromwell non fu, come la guerra
delle Due Rose, una lotta per il potere tra due gruppi di famiglie
aristocratiche, osservata con indifferenza e disgusto dalla
maggior parte della popolazione, specie quella cittadina. Nel 1642
la citt e la campagna, senza distinzione corsero alle armi. Non
si trattava per di una guerra della citt contro la campagna,
bench divenisse poi in un certo modo una lotta per Londra e le
sue dipendenze contro il Nord e l'Est rurali. Meno che mai fu una
lotta tra ricchi e poveri; era una lotta di idee riguardanti la
Chiesa e lo Stato.
La gente si divise soprattutto per motivi disinteressati e senza
nessuna coercizione. Prese le sue decisioni a seconda delle
opinioni politiche e religiose, essendo in gran parte in
condizioni economiche e sociali che le permettevano di decidersi
in piena libert. Nei distretti rurali la dipendenza feudale era
in genere cosa del passato come le grandi estensioni di territorio
radunate in singoli possessi erano cose di l da venire. Era
quella l'et dell'oro e del piccolo gentiluomo campagnolo e del
coltivatore diretto che ponevano il loro orgoglio nella
indipendenza politica, laddove i coltivatori fittavoli dei vasti
possessi di un secolo o due pi tardi si gloriavano di seguire i
loro signori e proprietari nel voto. [...] Nel 1642 accadde invece
che molti yeomen si schierarono in lotta contro i loro vicini
gentiluomini.
Anche nelle citt era quella una stagione d'indipendenza e di
individualismo. [...] Le opinioni personali si affermano con
vigore in una societ composta principalmente di piccoli maestri
d'arte e dei loro apprendisti. Gli abitanti delle citt prendevano
un libero intelligente interesse ai dibattiti che agitavano il
paese. [...].
In linea generale la parte regia era pi forte dove s'erano meno
sentiti i mutamenti economici e sociali degli ultimi cento anni.
C'era pi trasporto per il re e per la Chiesa nelle regioni rurali
e nei centri di mercato pi lontani dalla capitale e meno
coinvolti nel commercio oltremarino. Le adesioni al Parlamento e
ai puritani erano pi forti dove s'erano pi spinti i recenti
mutamenti economici, come era avvenuto a Londra per opera delle
grandi compagnie commerciali elisabettiane, nei porti (inclusi i
bastimenti e i cantieri regi) e nei nuovi tipi di citt e
distretti manifatturieri. [...] L'area di Londra, inclusi il Kent,
il Surrey e l'Essex, fu fin dal principio in mano al Parlamento;
la minoranza monarchica non vi pot mai alzare il capo. Lo stesso
avvenne nelle contee dell'Anglia Orientale [...] tenute dal ferreo
pugno del colonnello Oliviero Cromwell. Era la regione donde,
nella generazione precedente, s'era staccata la maggioranza dei
puritani emigranti verso la Nuova Inghilterra; e ivi, ora, tra gli
yeomen dediti alla lettura della Bibbia, si trovavano da arruolare
le prime corazze di ferro [sono gli ironsides, fianchi di
ferro, la cavalleria corazzata arruolata da Cromwell]. [...].
La guerra civile non fu pertanto una guerra sociale, ma una lotta
in cui le parti si dividevano secondo le loro tendenze politiche e
religiose, e seguendo una linea di frattura che corrispondeva
all'ingrosso e con molte eccezioni personali, a certe divisioni di
natura sociale.
Negli eventi che seguirono la guerra, durante il dominio delle
teste rotonde [soldati arruolati da Cromwell, cos denominati
per il taglio corto dei capelli] (1649-1660), la frattura fra le
classi divenne pi decisa. I gentiluomini nel loro complesso si
staccarono sempre pi dalla causa della repubblica e dai suoi
capi: si diffusero ed ebbero influsso politico idee democratiche
sull'uguaglianza degli uomini, che prescindevano dalla loro
posizione e ricchezza. Ma tali idee livellatrici erano piuttosto
politiche che sociali. I teorici che si trovavano nelle schiere
dell'esercito di nuovo modello chiedevano il suffragio
universale maschile per le elezioni al Parlamento, ma non una
ridistribuzione socialista della propriet. [...].
Del resto l'ideale della democrazia politica era condiviso quasi
unicamente dai radicali dell'esercito vincitore. La massa del
popolo non lo seguiva; se si fosse tenuta un'elezione generale con
largo suffragio ne sarebbe risultata la restaurazione dei
cavalieri.
